Il cibo ha anche una valenza politica, come dimostra la cosiddetta “guerra del kebab” condotta nella primavera del 2009 da un consigliere regionale della Lega Nord, campagna deprecabile sia per la sua carica xenofoba che per la sua mancanza di senso storico. Il cibo è infatti quanto di meno autoctono ci sia, frutto com’è di mescolanze e prestiti, e la cucina è per defi nizione etnica e meticcia. Di fronte all’alternativa secca “kebab vs. Big Mac” allora non sarebbe meglio andare oltre il ring digitale del villaggio globale e scegliere ad esempio la pizza napoletana, cibo che più di ogni altro riesce a coniugare i tempi del fast con il gusto dello slow?
Non è possibile ragionare di sinistra se si prescinde dal quadro storico, del tutto nuovo rispetto agli sviluppi del Novecento, in cui ci muoviamo, e che è caratterizzato dal fenomeno della mondializzazione e, al tempo stesso, dal fallimento del tentativo di governare per via fi nanziaria questa vicenda storica e la formazione di una nuova umanità plasmata su di essa.
Dal 3 luglio in libreria il volume "L’economia sociale: una risposta alla crisi", a cura di Massimo Bray e Mattia Granata. Con contributi di Alessandro Azzi, Carlo Borzaga, Francesco Clementi, Enzo Di Nuoscio, Flavio Felice, Maurizio Ferrera, Giorgio Fiorentini, Mattia Granata, Noreena Hertz, Franca Maino, Giulia Mallone, Luigi Marino, Pier Angelo Mori, Stefano Zamagni, Vera Zamagni, Alberto Zevi.
Dal 3 luglio è disponibile in libreria il volume "L’economia sociale: una risposta alla crisi", a cura di Massimo Bray e Mattia Granata. Con contributi di Alessandro Azzi, Carlo Borzaga, Francesco Clementi, Enzo Di Nuoscio, Flavio Felice, Maurizio Ferrera, Giorgio Fiorentini, Mattia Granata, Noreena Hertz, Franca Maino, Giulia Mallone, Luigi Marino, Pier Angelo Mori, Stefano Zamagni, Vera Zamagni, Alberto Zevi.
Il Dipartimento Economia e Lavoro del PD in collaborazione con la Fondazione Italianieuropei ha redatto un documento che costituisce il tentativo di offrire un contributo di analisi e qualche circoscritta indicazione di policy al Programma Nazionale di Riforma predisposto dal governo Monti. | Scarica il documento
“Equità ” è diventato uno dei termini di riferimento del discorso politico. Ciò è positivo poiché è bene che nella discussione pubblica si impieghino termini di valore alla luce dei quali giudicare le politiche. Ma proprio mentre l’“equità ” si afferma come uno dei criteri di valutazione comunemente usati, se ne diffondono interpretazioni fuorvianti o semplicemente mistificatorie.
Sebbene il decreto Cresci Italia tocchi quasi tutti i settori bisognosi di intervento pro-concorrenziale, le misure previste non sempre si rivelano soddisfacenti. Occorre intervenire su assetti oligopolistici, privilegi e rendite di posizione accelerando sul terreno delle liberalizzazioni, intese nella loro accezione moderna e innovatrice, al fine di rendere più dinamica l’Italia e liberare risorse a sostegno della crescita economica e sociale.
La sfasatura fra il tempo biologico, quello del lavoro e quello della cura familiare si ripercuote soprattutto sulle donne, giovani e meno giovani, con importanti conseguenze sugli equilibri familiari. Tenuto conto della costante contrazione dei servizi pubblici e del prolungamento dell’età pensionabile, sono quanto mai necessarie politiche di conciliazione e nuove forme di solidarietà sociale.
A partire dalla Rivoluzione industriale il concetto di lavoro è cambiato, lentamente e inesorabilmente; oggi, con la facilità di reperimento fornita da cellulari e computer, il tempo del lavoro si è dilatato tanto da non essere più distinguibile, e quindi nemmeno tutelabile e tutelante. Lavorare è sì una necessità , ma deve diventare prima di tutto un diritto praticato.
Nonostante timidi segnali di miglioramento, nel complesso la qualità delle scuole italiane rimane al di sotto della media OCSE. Per colmare la distanza e garantire progresso e crescita nel lungo periodo, l’Italia dovrà adottare misure volte a migliorare efficacia e rendimento dei propri sistemi formativi e a adeguare l’insegnamento a standard che non sono più nazionali ma globali.
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