Dietro al successo del Movimento 5 Stelle alle scorse amministrative si nasconde qualcosa di più delle capacità affabulatorie del comico genovese: la risposta che esso sembrava poter dare al desiderio della società civile di partecipare alle vicende della vita pubblica locale e nazionale. È sulla capacità di coinvolgimento dei cittadini che si sviluppa oggi il confronto politico, ed è su questo terreno che, grazie alle primarie, il Partito Democratico ha già registrato una prima importante vittoria.
Negli ultimi sei anni a Torino sono cresciute le Case del quartiere: luoghi aperti e spazi per le relazioni dove ricostruire un tessuto sociale che spesso il ritmo della città tende a sfaldare e dove il bisogno di socialità trova espressione e risposta grazie alla capacità delle persone di mettersi in gioco. Un modello di progettazione partecipata che non si esaurisce nel momento iniziale, ma diventa prassi quotidiana di costruzione.
Dalla seconda metà del secolo scorso il cibo diviene mezzo espressivo di molti artisti, che lo usano come metafora della vita sociale. Si pensi alle opere precorritrici di Warhol, del gruppo Fluxus e di Beuys o, più recentemente, a quelle di Gonzalez-Torres, Tiravanija, Rakowitz e Mingwei, questi ultimi tre esposti nella recente mostra “Feast” tenutasi allo Smart Museum of Art dell’Università di Chicago.
Gli italiani mangiano male: hanno abbandonato quasi completamente il modello dell’alimentazione mediterranea, sono più grassi e più soggetti all’insorgenza delle patologie a carattere cronico-degenerativo, come il diabete, le malattie cardiovascolari e i tumori. Le campagne per l’adozione delle corrette abitudini alimentari non hanno portato negli ultimi anni a un miglioramento degli stili di vita, probabilmente anche a causa della forte crisi economica mondiale. Epigenetica ed etica possono offrire, però, nuove possibilità di intervento.
Il cibo ha anche una valenza politica, come dimostra la cosiddetta “guerra del kebab” condotta nella primavera del 2009 da un consigliere regionale della Lega Nord, campagna deprecabile sia per la sua carica xenofoba che per la sua mancanza di senso storico. Il cibo è infatti quanto di meno autoctono ci sia, frutto com’è di mescolanze e prestiti, e la cucina è per defi nizione etnica e meticcia. Di fronte all’alternativa secca “kebab vs. Big Mac” allora non sarebbe meglio andare oltre il ring digitale del villaggio globale e scegliere ad esempio la pizza napoletana, cibo che più di ogni altro riesce a coniugare i tempi del fast con il gusto dello slow?
Nei paesi interessati dalla Primavera araba è ora in atto un complesso processo di ridefinizione delle norme e delle consuetudini che ne regolamentano la vita sociale e politica. In un’area che è tradizionalmente crogiolo di confessioni diverse e in cui l’appartenenza religiosa è elemento caratterizzante di tutte le relazioni sociali, il dialogo interreligioso diventa strumento essenziale per la definizione di un concetto di cittadinanza condiviso da tutti.
Pur riconoscendo che spesso la pratica politica si traduce in una lotta per la conquista del potere non bisogna cedere all’idea che sia possibile e giusta una politica slegata dall’etica. Signifi cherebbe cadere nel cinismo, a cui le moderne società, complesse e multiculturali, possono opporsi attraverso l’introduzione di strumenti di controllo e informazione e l’attiva partecipazione dei cittadini.
Le notizie relative alle gravi irregolarità rilevate nell’utilizzo dei finanziamenti erogati dallo Stato ai partiti e la scoperta, negli stessi giorni, di gravi casi di corruzione hanno portato a confondere due fenomeni che sono distinti ma collegati fra loro, soprattutto per il danno che arrecano al rapporto di fiducia che è necessario si instauri fra i cittadini e i loro rappresentanti. Allo stesso modo andrebbero perseguiti contestualmente gli sforzi per individuare rimedi a ciascuno di questi problemi, nell’ambito di una comune strategia di ripristino dell’etica pubblica.
Caro finanziamento pubblico ai partiti, ti scrivo per rivolgerti la preghiera di aiutarci a liberarti dai tumori che ti deformano e a difendere la tua essenziale presenza in una democrazia paritaria e progressista. Certo, scriverti e scrivere di te di questi tempi e in Italia impone in primo luogo di stare lontani da un populismo stantio e putrescente non meno della partitocrazia. Anzi, l’uno e l’altra reciprocamente si alimentano, a volte persino si confondono in una miscela inquietante, come insegnano il triste epilogo della parabola leghista e l’intera storia degli ultimi vent’anni.
Le inchieste della magistratura nei primi anni Novanta hanno fatto dimenticare le vicende di una stagione giudiziaria analoga, che venti anni prima ebbe un impatto simile sull’opinione pubblica ma non gli stessi effetti distruttivi sui partiti. Le ragioni del differente esito di questi due drammatici momenti della storia del paese vanno ricercati nel contesto internazionale: la fi ne della guerra fredda e la fi rma del Trattato di Maastricht furono infatti elementi determinanti nel consentire la disgregazione di un sistema politico già fragilissimo, ma a cui gli scandali degli anni Novanta hanno dato il colpo di grazia.